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La solennità dell'Ascensione è come l'ultima e più grande manifestazione di Gesù Risorto, fondamento della nostra fede.

Non si tratta di pensare a un Gesù che solcando verticalmente lo spazio, scompare in Dio; ma di affermare la presenza definitiva di Gesù nel mondo di Dio.

La presenza di Gesù significa che il figlio di Maria, Colui che gli Apostoli e le folle di Palestina avevano visto, toccato, amato, contestato, crocifisso, sepolto, proprio quell'uomo, con la sua natura umana, è in Dio ed è Dio.

 San Paolo afferma: «Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la no­stra fede». Si può forse aggiungere: «Se Cristo non fosse asceso al cielo, vana sarebbe stata la sua venuta sulla terra».

Infatti, Gesù stesso affermò essere «necessario» che Egli se ne an­dasse: se non fosse asceso al cielo, non avrebbe mandato lo Spirito Santo, il suo messaggio sarebbe rimasto incompreso, gli apostoli sarebbero ri­masti timorosi di annunciarlo agli uomini di buona volontà, l’umanità non sarebbe diventata un sol ovile sotto un solo pastore.

Gesù asceso in cielo, conserva la sua umanità gloriosa. Da allora e fino ad oggi e fino alla fine del mondo, e per tutta l’eternità, il Figlio di Dio sarà in cielo con la sua umanità, che Egli prese nel grembo di Maria.

Questo dimostra che non solo l’anima è eterna perché è spirituale; ma anche il corpo - per dono divino - è eterno.

Gesù promise: «vado a prepararvi un posto». Anche noi dunque un giorno andremo in cielo come Gesù. «Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono Io» (Gv 14,2s). E pregò il Padre dicendo: «Padre, io voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, che tu mi hai dato» (Gv 17,24).

È l’unica volta che Gesù usa il verbo «voglio» parlando con il Padre.

«Suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi sa­remo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità» (1Cor 15,52s).

Non credere alla risurrezione finale, è «un grave errore», disse Gesù ai sadducei che muovevano delle obiezioni per negarla.

San Paolo, dopo aver detto che non è naturale per il corpo vivere eternamente («la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità» (1Cor 15,50) ci invita a rendere grazie a Dio «che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo», la vittoria - appunto - della incorruttibilità e dell’immortalità del nostro corpo.

Questo fu il motivo per cui i discepoli tornarono a casa con gioia, dopo di aver assistito all’ascensione di Gesù al cielo, come dice san Luca (Lc 24,53), e da allora «stavano sempre nel tempio lodando Dio».

Gesù è asceso al cielo, ma attraverso la preghiera comunitaria, gli apostoli avvertivano continuamente la presenza di Gesù in mezzo a loro, poiché Gesù aveva detto: «Se due o tre sono riuniti nel mio nome, io sto in mezzo ad essi».

Come allora, anche oggi, Gesù sta in mezzo a noi, e non solo sacra­mentalmente, cioè come segno, nell’Eucaristia.

È necessario infatti che noi restiamo per un certo numero di anni sopra la terra, per maturare e diventare uomini perfetti, per poi essere trapiantati nel cielo; ma questa maturazione non si può realizzare senza di Lui, poiché «senza di me non potete fare nulla».

Parlando con Pietro, Gesù disse: «Dove io vado, per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi» (Gv 13,33). E ai Dodici disse: «E del luogo dove Io vado, voi conoscete la via» (Gv 14,4). Gesù intese dire che, per andare in cielo, è necessario seguire Lui: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso di me» (Gv 14,6).

Attraverso di me significa anche attraverso la croce: san Luca fa dire a Gesù queste parole: «Non bisognava che Cristo sopportasse queste sof­ferenze per entrare così nella sua gloria?» (Lc 24,26).

Quel «cosi» è molto importante, poiché senza sacrificio non c’è gloria.

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Santuario San Giovanni Paolo II

Dal diario parrocchiale

Santuario San Giovanni Paolo II

La chiesa della frazione Cardolo di Faroleto Antico, della Diocesi di Lamezia Terme, inizialmente, dal giorno dell'apertura al culto, avvenuta il 1° marzo 2009, fu intitolata all’"Annunciazione del Signore". Ma il 31 gennaio 2014, all'approssimarsi della canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II, i fedeli hanno chiesto al vescovo di riconsiderare tale titolo per poterlo cambiare e dedicare la Chiesa a Giovanni Paolo II, così come era l'intento iniziale del progetto della stessa e, soprattutto, a motivo anche della devozione oramai diffusa a seguito dei fatti di soprannaturale natura, noti anche al vescovo, consistenti in aiuti particolari avuti per intercessione del Beato. L'istanza è stata così accolta e con il rito di consacrazione del nuovo altare, la Chiesa di Cardolo è stata eretta a Santuario Diocesano con dedicazione a San Giovanni Paolo II il 27 aprile 2014. La celebrazione della dedicazione è stata presieduta dal vescovo, monsignor Luigi Cantafora, il quale ha sigillato tale storico avvenimento con la frase del "Gigante di Dio", Karol Wojtyla, “Alzatevi, andiamo!”, che “riassume anche la bellezza del suo pontificato e il dono della sua santità per la Chiesa intera”. Il nuovo Santuario - ha spiegato il vescovo - è per la Diocesi un punto di riferimento ed ha tutte le potenzialità pastorali per essere considerato un centro di spiritualità, un Santuario per approfondire e diffondere il messaggio di Giovanni Paolo II.

Nel Reliquiario, all'interno del Santuario, sono custodite le reliquie di:

San Giovanni Paolo II

San Giovanni XXIII

Santa Faustina Kowalska

Santi Francesco e Giacinta Marto

Santa Teresa di Calcutta

Beato Michele Sopocko