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Nella prima domenica di Avvento - «tempo forte» che non solo prepara gli animi a celebrare la prima venuta del Signore, cioè il santo Natale – si parla anche della venuta prossima di Gesù, quella escatologica. Il brano evangelico ci richiama appunto la fine di questo mondo e il suo assorbimento nell'eternità: «il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore e gli altri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte» (Lc 21,25). Quando questo avverrà, nessuno lo sa. Può avvenire fra un milione di anni o mentre leggiamo queste righe. Due cose sono però certe: che avverrà e che sarà terrificante. Molti moriranno per lo spavento. E l’uomo non può farci nulla. Ciascuno però può prepararvisi in modo da «sfuggire, e non lasciarsi sfiorare da quegli eventi terribili. È una promessa di Gesù: «Pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo» (Lc 21,36).

Chi veglia e prega avrà una duplice «forza»: quella di sfuggire al risucchio del male, del dolore, della morte, e quella di comparire davanti al Figlio dell'uomo, che verrà «con potenza e gloria grande» (Lc 21,27). Ci vorrà una «forza speciale» per alzare gli occhi e contemplare quel fulgore celestiale. Chi non avrà forza dall'alto sarà schiacciato tra il terrore della catastrofe universale e la stessa gloria di Cristo che viene. L'uomo non sopporta il troppo dolore, né la troppa gioia. Se la «gloria» di Cristo non gli appartiene, lo abbaglierà con abbaglio mortale!

Gesù promette a chi prega la duplice grazia e la duplice forza. Per vegliare e pregare, è necessario non avere lo spirito appesantito dalle «ubriachezze» dell’ateismo e delle ideologie eterodosse, o dalle «dissipazioni e affanni» di questa vita. Fa riflettere il termine «appesantire».

Ubriachezze e affanni appesantiscono il cuore, la psiche, lo spirito. Quando lo spirito e il cuore sono appesantito, non si può incedere speditamente verso Dio!

Bisogna imparare dai santi: tutti, nessuno escluso, hanno adottato i «rimedi» suggeriti da Gesù, per sfuggire a tutto ciò che accadrà quel giorno. Essi fecero penitenza, pregarono notte e giorno, amarono Cristo come unico Sposo dell'anima. Gesù ne fa un precetto speciale: «Quel giorno non vi piombi addosso improvviso».

Il fatto stesso di farci cogliere all'improvviso è segno di sciattezza e mediocrità spirituale. Chi ritiene improbabile che la fine del mondo capiterà durante la propria vita, facilmente indovina; ma gli sfugge che, se non avverrà la fine del mondo, verrà certamente la «sua» fine. E il discorso vale lo stesso!

Gesù parla chiaramente di angoscia, paura, morte. Ma per chi? Non certo per coloro che attendono lo Sposo che viene. A costoro, Gesù dice. «Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21,28).

È, dunque, necessario vegliare e pregare per scorgere ovunque i segni del Regno della giustizia e della pace; è necessario vegliare e pregare, perché il Vangelo di Dio resti la nostra prima speranza; è necessario vegliare e pregare, affinché le nostre comunità non offrano a buon mercato la grazia dei sacramenti; è necessario vegliare e pregare, affinché non diventiamo solo delle agenzie di servizi sociali; è necessario vegliare e pregare, perché la società civile rispetti la dignità dell'uomo; è necessario vegliare e pregare, perché l'uomo abbia sempre la possibilità di ricominciare a vivere.

Quanti altri bisogni di veglia e di preghiera potremmo elencare, facendo eco a tante nostre passioni per l'annuncio evangelico e per la salvezza dell'uomo. Nella condizione di chi attende nella veglia e confida nella preghiera, la vita cristiana è intessuta da questa duplice obbedienza a Colui che è venuto e ci ha redenti, ma anche a Colui che ritornerà per fare nuove tutte le cose asciugando ogni lacrima e rimarginando ogni ferita.

Gesù dunque offre tre rimedi per sfuggire all'angoscia e godere della liberazione: levare il capo, pregare, non appesantire il cuore.

Dal Movimento Apostolico

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Le chiese

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Santuario San Giovanni Paolo II

Dal diario parrocchiale

Santuario San Giovanni Paolo II

La chiesa della frazione Cardolo di Faroleto Antico, della Diocesi di Lamezia Terme, inizialmente, dal giorno dell'apertura al culto, avvenuta il 1° marzo 2009, fu intitolata all’"Annunciazione del Signore". Ma il 31 gennaio 2014, all'approssimarsi della canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II, i fedeli hanno chiesto al vescovo di riconsiderare tale titolo per poterlo cambiare e dedicare la Chiesa a Giovanni Paolo II, così come era l'intento iniziale del progetto della stessa e, soprattutto, a motivo anche della devozione oramai diffusa a seguito dei fatti di soprannaturale natura, noti anche al vescovo, consistenti in aiuti particolari avuti per intercessione del Beato. L'istanza è stata così accolta e con il rito di consacrazione del nuovo altare, la Chiesa di Cardolo è stata eretta a Santuario Diocesano con dedicazione a San Giovanni Paolo II il 27 aprile 2014. La celebrazione della dedicazione è stata presieduta dal vescovo, monsignor Luigi Cantafora, il quale ha sigillato tale storico avvenimento con la frase del "Gigante di Dio", Karol Wojtyla, “Alzatevi, andiamo!”, che “riassume anche la bellezza del suo pontificato e il dono della sua santità per la Chiesa intera”. Il nuovo Santuario - ha spiegato il vescovo - è per la Diocesi un punto di riferimento ed ha tutte le potenzialità pastorali per essere considerato un centro di spiritualità, un Santuario per approfondire e diffondere il messaggio di Giovanni Paolo II.

Nel Reliquiario, all'interno del Santuario, sono custodite le reliquie di:

San Giovanni Paolo II

San Giovanni XXIII

Santa Faustina Kowalska

Santi Francesco e Giacinta Marto

Santa Teresa di Calcutta

Beato Michele Sopocko