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È l’ultima domenica dell’anno liturgico e si celebra la Solennità di Cristo Re. La regalità di Gesù è una regalità d'amore che però separerà coloro che l'hanno riconosciuta, credendo in Lui e amandolo, da coloro che invece lo avranno volontariamente rifiutato e combattuto. Il brano di Vangelo di questa Solennità dice che a Gesù il titolo di re gli era stato attribuito da Pilato, procuratore romano pagano che gli aveva detto: «Dunque tu sei re? E Gesù aveva risposto: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gesù è un re, un re diverso da tutti gli altri: il suo trono è una Croce; la sua corona, una corona di spine e il suo regno non è di questo mondo. «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei, ma il mio regno non è di quaggiù».

Non si era mai visto un re che avesse rovesciato in modo così radicale ogni concetto di sovranità.

Ma è così, sconvolgendo ogni schema di regalità e potenza umana Gesù solo dopo aver vinto la più grande battaglia e dopo aver sconfitto il più grande e temibile nemico del genere umano: la morte eterna, e solo dopo - contrariamente ad ogni logica umana - avverrà la sua solenne ed eterna intronizzazione quando, all’Ascensione, Egli salirà per sempre alla destra del Padre. La logica umana, invece, prima fà i re e poi fà le battaglie, mentre Gesù, ha dovuto prima sconfiggere con la morte di croce, il tremendo e mortale nemico e poi essere intronizzato.

Ma ora è veramente il Sovrano assoluto, lo splendore della gloria del Padre, «esaltato al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra, ed ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre» (Fil 2,10).

E poi sarà la fine quando «dopo aver ridotto al nulla ogni principato, potestà e potenza, Egli consegnerà il regno a Dio Padre. Bisogna infatti che Egli regni, finché non abbia posto tutti i suoi nemici, sotto i suoi piedi, l'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte» (1Cor 15). Allora, in quel misteriosissimo ultimo giorno che Lui solo conosce, non solo l'uomo, ma tutta la creazione sarà di Cristo. Egli farà l'ingresso nella nuova Gerusalemme, regnerà sui nuovi cieli e la nuova terra, e «consegnerà il mondo a Dio Padre, affinché sia tutto in tutti».

Da quando Gesù è salito alla destra del Padre, siamo entrati in un regime nuovo: quello dei cieli aperti e della destinazione alla gloria. Prima della sua morte, tutta l'umanità era nel regime dei cieli chiusi. Anche i giusti dell'Antico Testamento, dovettero aspettare il sabato santo, per potere salire in cielo. Solo dopo la morte di Gesù in croce - unico trono che ha avuto sulla terra - le porte del paradiso si riaprirono e l'uomo riacquistò il suo destino di gloria perso col peccato. Il primo a sperimentare la realtà dei cieli aperti, fu il buon ladrone. Alla sua domanda: «Signore ricordati di me, quando sarai nel tuo regno» si sentì rispondere: «Oggi sarai con me in Paradiso».

Il regno dei Cieli, non è solo una realtà che ci aspetta dopo la morte, è anche quel regno che è dentro di noi, quella capacità di diventare sempre migliori di ciò che siamo e sempre più somiglianti all'immagine divina scolpita in noi, perché liberati dal male del peccato.

L'uomo non è solo ciò che è, ma ciò che può divenire sotto l'azione della grazia.

Nel Vangelo, il livello del Regno dei Cieli è al di sopra e dentro. Come Gesù salì al di sopra, quando ascese al Cielo, così l'uomo deve in certo qual modo, raggiungere un livello superiore dentro di sé. Se ognuno lo facesse, il livello di vita sulla terra cambierebbe.

Il Regno di Dio dunque, non è solo un regno che viene, ma è anche un Regno che c'è già, perché è indivisibile dalla persona di Gesù: è la comunione con Lui – attraverso la fede al vangelo e alla grazia - e nessuno dirà eccolo qui eccolo là, perché è già tra di voi.

Se Gesù sarà veramente il Re del nostro cuore - oltre che dell'Universo - sperimenteremo fin da quaggiù, questo regno di verità e di grazia di luce, di amore e di pace.

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