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«In questo giorno, iniziando il periodo di quaranta giorni della preparazione alla Pasqua, la Chiesa ci impone le ceneri sul nostro capo e ci invita alla penitenza, il cui primo e principale significato è interiore, spirituale.
Il principale sforzo della penitenza consiste “nell’entrare in se stesso”, nella propria entità più profonda, entrare in questa dimensione della propria umanità in cui,
in un certo senso, ci attende Dio.
L’uomo “esteriore” deve - direi - cedere, in ognuno di noi, all’uomo “interiore” e, in un certo senso, “lasciargli il posto”.
Tutto il periodo della Quaresima è - come preparazione alla Pasqua - una sistematica chiamata a questa gioia: alla gioia che fruttifica dallo sforzo del ritrovamento di se stesso in pazienza: “Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime” (Lc 21,19).
Nessuno abbia timore a intraprendere questo sforzo» (SGPII).

Mercoledì delle ceneri: importanza e significato

L’austero rito delle ceneri quale atto penitenziale è motivo di presa di coscienza della nostra umana fragilità.

Con il Mercoledì delle Ceneri inizia per la Chiesa il tempo liturgico della Quaresima. Questo tempo viene definito tempo forte in quanto è un tempo che prepara al mistero centrale della nostra Salvezza che trova il suo culmine nel triduo pasquale della Settimana Santa. Con la Quaresima, dunque, inizia per tutti i cristiani un cammino di fede e di conversione che culmina nella celebrazione del mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo. Così, il tempo di Quaresima diviene il tempo privilegiato della conversione, del combattimento spirituale, del digiuno medicinale e caritativo. Esso ci ricorda non soltanto il cammino dei quaranta anni del popolo di Israele nel deserto prima di raggiungere la terra promessa, ma anche quel combattimento spirituale che Cristo affrontò con il maligno per quaranta giorni nel deserto prima di dare inizio al suo ministero, riportando la vittoria sulle insidie del tentatore. È così! Il tempo di Quaresima è per ogni cristiano il tempo privilegiato attraverso il quale operare un cammino di penitenza e di vera conversione. Le armi della penitenza per operare la vera conversione sono quelle suggerite da Cristo stesso e che il Vangelo del mercoledì delle ceneri ci indica, e cioè l’elemosina, la preghiera, e il digiuno. Ovviamente, Gesù non solo ci suggerisce le armi per vincere le seduzioni del maligno, ma ci insegna anche lo stile col quale usare queste armi. La carità, la preghiera e il digiuno ostentati e ipocriti non portano nessun frutto di conversione, anzi tolgono alla giustizia cristiana il suo disinteresse e la sua purezza verginale che cerca solo Dio che come afferma Gesù, vede nel segreto e ricompenserà.

La celebrazione eucaristica del Mercoledì delle Ceneri è da sempre tutta impregnata da uno stile penitenziale che trova la sua realizzazione più piena nel rito dell’imposizione delle ceneri. Già il ritornello del Salmo 50 ci immette in questo clima di pentimento e di richiesta di perdono: «Perdonaci Signore abbiamo peccato». AI ritornello fa eco il testo stesso del Salmo. Sono le parole scaturite dal cuore umiliato e contrito del re Davide che ha peccato unendosi a Betsabea, moglie di Uria l’ittita, e ha fatto uccidere di spada il marito di costei. Ma sono anche le parole con le quali migliaia e migliaia di cristiani di ogni tempo hanno chiesto perdono al Signore per i propri peccati, versando calde lacrime. Anche l’apostolo Paolo, nella seconda lettura di questa liturgia ci invita alla riconciliazione con Dio che avviene per opera di Cristo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). È però soprattutto il Rito della benedizione e dell’imposizione delle ceneri il vero atto penitenziale, anzi proprio ciò che sostituisce l’atto penitenziale, nella celebrazione del Mercoledì delle Ceneri. Queste ceneri che provengono dai rami di ulivo usati nella Domenica delle Palme dell’anno precedente (lo scorso anno le palme sono state benedette ma a porte chiuse delle chiese per causa covid-19), sono imposte sul capo dei credenti con la formula: «Convertiti e credi al Vangelo», oppure: «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai». L’austero rito dell’imposizione delle ceneri è un vero atto penitenziale attraverso il quale non solo si manifesta la viva coscienza della nostra umana fragilità e la decisione di cambiar vita, ma ci si riconcilia con Dio. Siamo opera di Dio, da Lui veniamo e a Lui torniamo, dunque dobbiamo realmente convertirci, e per poterlo fare, dobbiamo prendere coscienza che anche la conversione è dono di Dio in Cristo Gesù. È dunque il Signore che agisce attraverso il suo Santo Spirito nell’intimo dei cuori, e da all’uomo la possibilità di convertirsi e salvarsi. Occorre dunque far prendere coscienza, attraverso un’attenta catechesi, che si deve intensificare in questo tempo forte dell’anno liturgico quell’impegno che il Signore esige per raggiungere la salvezza, impegno che deve trovare nell’ascolto della Parola di Dio, nella preghiera, nella carità, nella penitenza la sua radice più profonda; e dato che tutto ciò è opera di Dio occorre insegnare ad ogni credente che più che confidare nelle nostre forze che quasi sempre manifestano la nostra fragilità e debolezza, occorre serenamente confidare nella grazia e nella misericordia di Dio.