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“Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2).
I Magi si sono incamminati verso Betlemme, condotti dalla loro stella e dalla parola del profeta ascoltata alla corte di Erode: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: ...Betlemme, da te uscirà... un capo che pascerà il mio popolo, Israele” (Mt 2,5-6). A Betlemme trovano il neonato: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre” (Mt 2,11).


L’Epifania vuol dire il rivelarsi di Dio al cuore umano: la rivelazione data all’uomo interiore. È la sorgente della fede. Mediante la luce di una stella insolita, mediante la parola del profeta l’uomo è raggiunto dalla voce di Dio, dalla chiamata di Dio: alzati e mettiti per via! L’uomo che segue questa chiamata entra nel cammino della fede. Così si è incamminato, una volta, Abramo; così Mosè al vedere il roveto ardente; così è entrata su questa strada Maria nel momento dell’annunciazione.
Così anche si sono incamminati i Magi dall’Oriente. La loro via non conduce a Gerusalemme, a Betlemme, essa conduce a Dio, a quel Dio che è invisibile, benché si riveli mediante ciò che è visibile. I tre Magi sono stati chiamati a diventare testimoni di questo che nella rivelazione dell’invisibile è l’apice e il limite: Dio si è rivelato come uomo, è diventato uomo. Agli occhi dei Magi si è rivelato come bambino nelle mani della madre. I Magi d’oriente “prostratisi lo adorarono..., aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt 2,2).
I doni sono una risposta al Dono.
In Cristo, nato nella notte di Betlemme, i Magi d’oriente riconoscono quel definitivo Dono, che l’Eterno Padre fa all’uomo. È il dono del Figlio: dono dell’Eterno Figlio; “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito...” (Gv 3,16).
Attraverso questo Dono, l’uomo riscopre e porta in sé l’epifania del Dio Vivente. L’Eterno Figlio ha dato agli uomini il “potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Ha dato questo potere come Fratello ai fratelli. Ha rivelato e continuamente rivela il Padre in coloro che il Padre “gli ha dato in eredità” (cf. Gv 17,24).
L’uomo che porta in sé l’epifania del Dio Vivente, vive una nuova vita. Egli sa che deve produrre frutti. Sa che al Dono deve rispondere con un dono.
Porta quindi oro, incenso e mirra.
In questo dono dell’uomo, che è una risposta al Dono dall’alto, è racchiuso il pieno significato della vita umana, e nello stesso tempo il preannunzio della chiamata alla gloria. In questa l’uomo e il mondo si riconfermano come l’epifania di Dio, che si estende oltre i limiti della temporalità e della distruttibilità.

Qui il cammino interiore dei tre Magi raggiunse il suo punto fondamentale. Tornarono alla loro patria, portando nel cuore della propria fede la pienezza della rivelazione divina: “magnalia Dei”.