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Commento al Vangelo

Don Antonio Fiozzo, rettore del santuario San Giovanni Paolo II, propone commenti e riflessioni sul Vangelo della Domenica.

Gesù Cristo era ben cosciente della dolorosa prova definitiva che lo attendeva e alla quale sarebbe stato sottoposto dagli uomini, ai quali era stato inviato dal Padre per restaurare il Regno di Dio. Infatti, nel brano del Vangelo di questa domenica XXV del Tempo Ordinario, Marco scrive: «Gesù attraversava la Galilea coi suoi discepoli, e li istruiva dicendo loro: “Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno”».

Il Vangelo di questa domenica riporta le risposte che gli apostoli diedero a Gesù quando chiese loro: “Chi dice la gente che io sia?” (Mc 8,27). Conosciamo le risposte. Alla fine Gesù domandò: “E voi chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”, che vuol dire il Messia (Mc 8,29). Pietro professa la dignità messianica di Gesù di Nazaret. Ma ecco che lo stesso Pietro quando sente che il Messia, il Figlio dell’uomo, deve essere riprovato, martoriato e ucciso prende in disparte Gesù e si mette a rimproverarlo (cf. Mc 8,32). “Rimproverarlo” significa che cerca di convincerlo che questo non gli accadrà mai. Ed allora che Gesù rimprovera Pietro con parole così severe come forse non ha mai usato nei confronti di nessun altro degli Apostoli: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,33). E a tutti, Gesù dice: «Chi vuole seguirmi, prenda ogni giorno la sua croce».

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente: ha innalzato gli umili

Nella solennità dell'Assunzione al cielo celebriamo la «Pasqua» della Madre di Dio, evento che deriva e rinvia all’unica attuazione di salvezza, la Pasqua di Cristo.

Il brano del Vangelo ci presenta un Gesù che si immerge nel territorio pagano, «in pieno territorio della Decapali». È come se il Vangelo volesse subito dirci che Gesù vuole portare le primizie della salvezza a quello che i Giudei consideravano il mondo degli esclusi. Ovviamente il mondo degli esclusi non è solo il mondo pagano, ma è anche quello che agli occhi dei Giudei è il «mondo castigato» da Dio, cioè quello dei peccatori: ciechi, sordi, muti, zoppi, ect. Il Vangelo vuole smentire tale concezione giudaica presentando Dio nella Persona e nell’agire di Gesù quale Salvatore e Liberatore. Gesù gli portano un sordomuto, un uomo incapace di ascoltare e di parlare.

Moltiplicando i pani per gli affamati, Cristo ha posto il segno profetico dell’esistenza di un altro Pane: “Io sono il pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51). Tale “pane” non è per quella fame dell’uomo che ha trasformato in cimiteri intere città e paesi. In diverse parti del globo c’è ancor oggi la fame del terzo e del “quarto” mondo: là muoiono di fame gli uomini, le madri e i bambini, gli adulti e gli anziani. È terribile la fame dell’organismo umano, la fame che stermina. Ma esiste anche la fame dell’anima, dello spirito. L’anima umana non muore sui sentieri della storia presente. La morte dell’anima umana ha un altro carattere: essa assume la dimensione dell’eternità. È la “seconda morte” (Ap 20,14). Ecco il grande mistero della fede contenuto nell’Eucarestia e Gesù ha premura di fare chiarezza, infatti, continuando il suo discorso sul “Pane di vita”, soggiunge: “Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno... Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita... Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Nel Vangelo di questa XXII domenica del Tempo Ordinario, ci troviamo di fronte ad un importante insegnamento di Gesù del quale dobbiamo far tesoro.

Gesù invita a vivere la fede e l’obbedienza alla Parola, con semplicità, chiarezza, senza formalismi. Proprio tra i più vicini, tra i più devoti c’è spesso la tentazione di confondere la Rivelazione con le tradizioni religiose popolari che più delle volte non sono espressioni di fede, ma abitudini religiose del passato di questa o quella comunità dove spesso è mancata la trasmissione dei veri contenuti della fede.

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Il successo provocato dalla prodigiosa moltiplicazione dei pani e dei pesci si traduce per la folla in una ricerca di Gesù riconosciuto come il messia che garantisce il pane che sfama la fame quotidiana. Ma Gesù, con la pazienza indulgente di chi «conosce davvero ciò che c'è nel cuore dell’uomo», ne contesta il malinteso e invita la folla a cercare Lui come Colui che dona il pane vero, quel cibo che non perisce e dà la vita eterna: «Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di Lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Il cibo che alimenta la vita che finisce con la morte è precario ed è di poco conto. Quello vero «rimane», perché è in rapporto con la vita eterna. Quest'ultimo è promesso per il futuro come dono del Figlio dell’uomo che è l’inviato autorevole e il Figlio autentico di Dio. In altre parole, Gesù chiede alla folla di procurarsi quel sostentamento per la vita piena e definitiva che Egli solo può dare, perché è il Figlio unico di Dio e l'inviato sul quale Dio ha messo il suo «sigillo», cioè il segno di autenticazione, di appartenenza e di protezione tipico degli eletti. Perciò Gesù è l’unico rivelatore autorizzato e accreditato perché Dio stesso, il Padre, lo abilita in modo permanente a donare l’alimento per la vita eterna.

Il Vangelo di questa XXI Domenica del T. O. riporta la parte conclusiva della catechesi di Gesù sul Pane di vita. Dopo che Egli ha detto chiaramente che il Pane della vita è il suo Corpo e il vino versato è il suo Sangue: Corpo da mangiare, Sangue da bere, molti non accettarono quell'insegnamento e lo abbandonarono. Preferirono andarsene via da Gesù con le loro piccole certezze anziché credere in Lui e seguirlo. Il loro errore è stato nell'interpretare in maniera materialistica le parole divine di Gesù, quasi Egli volesse renderli antropofagi: l’invito di Gesù è stato ed è quello di accogliere il suo insegnamento e il dono dell’Eucaristia, con la luce della fede, con la grazia dello Spirito, solo così si potrà comprendere che il Pane eucaristico non è il Corpo terreno e morto di Gesù, ma il Corpo glorificato, ripieno dello Spirito di vita.

Per ben cinque domeniche, a incominciare da questa, XVII del Tempo Ordinario, interrompendo la lettura del vangelo di Marco, rifletteremo sul capitolo 6° di Giovanni, che contiene il discorso di Gesù sulla Eucaristia, preceduto dal racconto della moltiplicazione dei pani che con esso ha una precisa connessione. 

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Nel Reliquiario, all'interno del Santuario, sono custodite le reliquie di:

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